08/11/2010

Forex: la grande caduta del dollaro

Sul forex tutti si chiedono se si potrà mai arrestare la grande caduta del dollaro. C'è chi dice di si, ma i dubbi restano forti.

 

La dinamica dei tassi si fa facendo più variegata, in presa diretta con le tendenze dell'economia reale. La crescita in Usa è debole, intorno al 2%, la disoccupazione non scende (il che è costato caro al Presidente Obama), la politica di bilancio è ipnotizzata dal deficit all'11% del Pil e quindi l'unica palla in campo è la politica monetaria. Non è sicuro che la fleboclisi mensile di tanti miliardi di dollari di liquidità aggiuntiva (acquisti di titoli da parte della Fed, con il torchio elettronico che lavora senza tregua) farà guarire il paziente, ma vale la pena tentare. Tanto più che gli ultimi dati sui saldi finanziari degli operatori privati -famiglie e imprese - confermano che queste e quelle scoppiano di salute. Le imprese sicuramente (la loro situazione finanziaria descrive un surplus che è il più alto del dopoguerra); le famiglie, le cui finanze erano più fragili, stanno di buona lena ricostituendo i loro risparmi (oggi il loro surplus finanziario - risparmi meno investimenti in case - si può stimare attorno al 2% del Pil, il più alto da 25 anni), ma devono tener conto del fatto che si tratta di una lunga lena: il passato indebitamento era enorme e il deleveraging dovrà continuare per un buon tratto di tempo. In ogni caso, le disponibilità finanziarie esistono e, specie per le imprese, le polveri della spesa non sono bagnate: appena al cavallo torni la voglia di bere, l'acqua è abbondante.


In Europa, la buona salute dell'economia tedesca è principalmente "responsabile" delle tensioni sui tassi a breve che si sono manifestate ultimamente. Certamente, i dati di fondo della moneta continuano a rimanere espansivi. Un mezzo punto in più sui tassi a breve, quando questi erano schiacciati ai minimi storici, non compromette certo la ripresa, il buon andamento dei mercati azionari e le massiccie emissioni di obbligazioni limano il costo del capitale con i tassi a lunga (sia per i governi sia per famiglie e imprese) che rimangono ridottissimi. Nel panorama complessivo delle condizioni monetarie l'unica fonte di restrizione sta nel cambio dell'euro, che si è rafforzato. Un fattore, questo, che consiglierà prudenza quando l'exit strategy della Bce dovesse procedere a ulteriori passi.

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